Genova, Palazzo Ducale, lunedì 26 febbraio ore 17
Per capire quanto Slow Fish sia stata capace, in sole due edizioni, di creare interesse e opinione basta guardare il gioco di squadra che si è creato intorno all'evento: in primis Carlin Petrini e tutti gli amici di Slow Food, che danno sostanza e rigore scientifico a questa fiera speciale, il presidente della Regione Claudio Burlando, che ha voluto con determinazione radicare Slow Food in Liguria e a Genova nello specifico, Alessandro Repetto, presidente della Provincia, e Patrizia De Luise, oggi in rappresentanza della Camera di Commercio che assicurano con l'impegno economico delle loro Istituzioni la fattibilità del progetto. Un impegno che vede protagonisti anche il Ministero delle Risorse Agricole e Forestali e il Ministero dell'Ambiente. Un ringraziamento va ad Anna Castellano, assessore alla promozione della città e padrona di casa. E' da sottolineare poi il ruolo della Fiera - di cui va dato riconoscimento all'amministratore delegato Roberto Urbani per il suo impegno deciso - che con Sapore di Mare individuò il tema della pesca sostenibile come tassello fondamentale dell'attività fieristica, un tassello di respiro internazionale quale Slow Fish si è presto rivelato.
Dal punto di vista strettamente operativo Fiera è oggi impegnata a garantire che l'immagine della manifestazione risalti al meglio per questa edizione 2007 in ogni angolo dei 18mila metri quadrati del padiglione C con la intrigante prospettiva di un trasferimento per la successiva edizione nella primavera del 2009 nei 20mila metri quadrati del nuovo padiglione B disegnato da Jean Nouvel e negli antistanti spazi sull'acqua. E' un padiglione lambito dall'acqua, che con l'acqua si collega direttamente grazie all'ingresso a quota banchina, concepito per riflettere i colori e riflessi del mare. Il padiglione più marino che sia mai stato progettato per un quartiere fieristico.
Che dire allora intorno a Slow Fish? La soluzione l'ho trovata lasciandomi andare a ripensare liberamente, a modo mio, a quanto ho sentito affermare con veemenza da Carlin Petrini, una prima volta lo scorso luglio, quando ci incontrammo con Claudio Burlando, con Margherita Bozzano, con Giancarlo Cassini, a tavola nella Baia del Silenzio di Sestri Levante, e di nuovo venerdì scorso a Milano in occasione della presentazione del progetto di promozione del turismo ligure alla BIT.
Con Slow Fish non stiamo lavorando ad una semplice fiera sulla pesca e ad un semplice evento di valenza economica; con la terza edizione di Slow Fish stiamo muovendo un primo, ma consapevole e fermo, passo per rispondere, dal nostro limitato angolo di competenza, all'invito che nel bel romanzo di Malcom Lowry "Sotto Il Vulcano" si legge sul cartello infisso in una stentata aiuola dei giardini pubblici "Non permettano che i loro figli distruggano questo mondo".
Io sono fermamente convinto che Genova e la sua Fiera, con la loro storia e con le loro caratteristiche, siano il luogo ideale per realizzare ogni due anni questo evento in cui partendo da una base molto concreta - la pesca, il pescato, la cucina di mare - si arrivi a dibattere e a "combattere" per la salvaguardia del mare, del suo ecosistema, coinvolgendo a livello internazionale le istituzioni, i lavoratori e le comunità della pesca, tutti coloro qualche amano il mare e vogliono creare quella consapevolezza che potrà cambiare i comportamenti distruttivi che hanno caratterizzato la nostra epoca più recente. A ben vedere Slow Fish è una fiera un po' irrituale, una fiera destinata a riservare molte sorprese al grande pubblico che non mancherà di visitarla.
Sono certo che registrerà un grande successo, lo stesso sorprendente successo che - accettate un'altra citazione appassionata - accolse la pubblicazione de "Il vecchio e il mare" di Hemingway; anche in quel romanzo, che fece guadagnare il premio Nobel nel 1954 al suo autore, protagonista è il mare, con i suoi esseri animati, e la sfida con l'uomo, consapevole di poterne trarre sostentamento, a condizione di rispettarne gli equilibri e di amarlo.
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