Le cifre esposte confermano la bontà dell’educazione alimentare fin dalla prima infanzia. Nelle scuole seguite dal progetto i bambini, grazie a un corretto ed equilibrato regime alimentare e a numerose coinvolgenti attività, hanno registrato un incremento ponderale annuo del peso pari a 3.63 Kg (scuola primaria) e 2.37Kg (scuola d’infanzia) contro i rispettivi 5.90 Kg e 3.45 Kg delle scuole in cui ci si è limitati all’osservazione.
A.A.A. è stato ideato e coordinato dal Centro per la Prevenzione e il Trattamento dell’Obesità in Età Evolutiva afferente alla Clinica Pediatrica dell’Istituto Giannina Gaslini, sotto la supervisione della responsabile, dr.ssa Marina Vignolo. Si tratta di un’iniziativa legata all’educazione alla salute, basata su una compenetrazione di partnership pubblico/private e su un approccio di marketing sociale. Obbiettivo, fornire competenze e motivazione ad uno stile di vita sano e attivo. Una A perché le scelte nutrizionali di bambini e genitori siano corrette, una per aumentare l’attività motoria quotidiana e una perché le abitudini supportino benessere. Scuola, famiglia e istituzioni hanno avuto un ruolo fondamentale nel creare e sostenere un ambiente favorevole ad influenzare positivamente attitudini e comportamenti dei bambini.
Fasi e dimensioni del progetto
Anche se non del tutto completato, lo studio offre interessanti osservazioni da cui emerge un quadro generale variegato con molte luci, ma non privo di ombre.
Nella prima fase operativa è stata sviluppata una rete di istituzioni e organizzazioni partecipanti: Regione Liguria, Provincia di Genova, Servizio di Ristorazione Scolastica del Comune di Genova, Centro Orientamento Consumi Coop Liguria, Fondazione Mediterraneo, CIDI Genova, Museo di Archeologia Ligure, Vivenda, Azienda della Ristorazione Collettiva. Sono quindi state identificate in aree periferiche della città, ad alta densità abitativa, tre scuole d’infanzia e primarie partecipanti e le scuole di controllo (una d’infanzia e una primaria) nelle quali è stato effettuata una semplice sorveglianza auxologica e dei comportamenti.
Ai genitori è stato consegnato un pieghevole del progetto, seguito da un incontro nel corso del quale – in presenza del dirigente scolastico e degli insegnanti – sono stati spiegate alle famiglie le caratteristiche dell’iniziativa ed è stato chiesto un consenso informato scritto per la rilevazione dei dati antropometrici di interesse. Ha dato l’assenso l’88,1% dei genitori per le scuole elementari e il 97,8% per le scuole d’infanzia. In tutto sono stati coinvolti 607 bambini: 362 per le materne e 245 per le elementari.
Gli insegnanti e l’alimentazione
Sono stati intervistati 89 insegnanti della scuola primaria e tutti hanno risposto di ritenere che tra i compiti della scuola ci sia anche quello di educare i bambini alla salute. Il 73% circa segnala che nel proprio istituto si fa questo tipo di attività: se ne occupano i docenti, con il contributo di dietiste della ristorazione scolastica e, solo nel 5% dei casi, con interventi da parte del medico scolastico o degli assistenti sanitari. Il 33,3% degli insegnanti afferma di svolgere programmi di educazione alla salute con gli studenti, il 33,7% risponde di non svolgere alcun programma mentre il 33% non risponde.
Rispetto alle attività didattiche sulla salute, gli insegnanti danno la priorità ad alcuni temi, scelti in una rosa di argomenti proposti. Per quel che riguarda l’alimentazione, la fa da padrona l’importanza della colazione, che totalizza il 92% delle preferenze, seguita dal consumo di frutta/verdura/cereali e dai cibi sani (entrambi con 89%). Sul fronte dell’attività fisica il primato è dato al muoversi liberamente (90%), al praticare sport (90%) e alla psicomotricità (80%). Su scala da 1 a 10 gli insegnanti attribuiscono un punteggio 8.6 (range 6 -10) all’utilità di usare programmi che coinvolgano anche i genitori. Passando ad esaminare alcune delle opinioni in merito ai cinque comportamenti dei bambini che può essere utile cambiare troviamo: non fare colazione (62%), eccessivo consumo di merendine (11%), carenza di frutta e verdura (11%), sedentarietà (8%) e fuori pasto frequenti (8%). Il 70% degli intervistati ritiene inoltre che i principali ostacoli da superare siano legati a scelte comportamentali poco adeguate da parte di molti genitori, mentre i programmi di educazione alimentare svolti sono giudicati insufficienti nel 49,4% dei casi e appena sufficienti nel 43,8%.
Le attività collaterali
Si sono svolte, parallelamente, diverse attività rivolte sia ai grandi che ai piccini: lezioni in classe, percorsi mussali sul tema della nutrizione, lettura delle etichette presso supermercati Coop, compiti a casa, corsi accreditati di aggiornamento per gli insegnanti, incontri per i genitori e la “Sfida di Ment-Akut”.
Quest’ultima è un esempio riuscito delle attività legate al progetto A.A.A., sicuramente la più apprezzata anche dagli operatori. La Sfida ha coinvolto i bambini di cinque delle classi elementari partecipanti, con la finalità di imparare a conoscere i diversi alimenti e assaggiare/consumare cibi mai provati o assunti raramente. Scopo del gioco era guadagnare tre punti se ogni giorno, in famiglia, si consumava una porzione dell’alimento indicato nel calendario di Ment-Akut: raggiunti i 60 punti, un premio in regalo. Quasi tutti i bambini hanno accettato entusiasti. Al contest è stata poi affiancata una visita guidata degli archeologi del Museo di Archeologia Ligure: focus dell’esperienza, lo studio dell’habitat e alimentazione degli individui preistorici.
Gli esiti
Le rilevazioni antropometriche dei bambini e i questionari somministrati a insegnanti e genitori, hanno evidenziato dati interessanti.
Sono risultati soprappeso (BMI-SDS > 2) il 23,6% dei bambini della scuola primaria e il 14,4% dei 354 alunni presenti nel giorno delle misurazioni nella scuola d’infanzia. In forte soprappeso (BMI – SDS > 3) rispettivamente il 14,6% nelle primarie e il 7.6% negli asili. Tali cifre coincidono con i dati di prevalenza del soprappeso usualmente riportati da indagini epidemiologiche in Italia, per la fascia di età compresa tra 8-9 anni, mentre non risultano confrontabili per l’età 4-5 anni, in quanto non esistono ancora termini di paragone.
Dalle risposte al questionario, fornite dalle famiglie, emerge che circa il 20% dei bambini non mangia mai verdura e che solo il 50% ne consuma quasi tutti i giorni una porzione. Solo il 46% dei genitori rivela di mangiare regolarmente verdura, mentre il 26% non la mangia mai. Il 20% ammette che i figli mangiano tutti i giorni cibi ad alta palatabilità e densità calorica e il 39% tiene i casa prodotti di questo tipo. Nel 69% dei casi la cena viene consumata davanti alla tv e il 59% dei “grandi” dichiara di non fare mai o raramente moto per almeno 30 minuti al giorno.
I coordinatori dell’iniziativa, alla fine del ciclo di osservazione/trattamento, hanno rilevato comportamenti significativamente migliorati nel gruppo di intervento rispetto a quelli di controllo. In particolare i bimbi e i genitori mangiano almeno una porzione di verdura al giorno, i cibi acquistati sono sani, si effettuano passeggiate e sport in famiglia.
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